juke box.

By Abi

Elton John – Sacrifice
Il Casinus usciva tutte le mattine. In famiglia Stevens era diventato una specie di rito: Diego, dopo cena, si mette sul divano e scrive il Casinus. Poi Diletta lo leggeva in macchina ad alta voce, la mattina dopo. Non so come mi fosse venuta l’idea, né da dove venisse quel nome così stupido. Semplicemente, una sera avevo cominciato a scrivere. E mi ero messo a raccontare di quelle giornate lunghissime, dei viaggi e delle bravate, delle serate illegali a giocare a biliardo nei pub e della gente di quel paesino, che a quindici anni ci sembrava così strana. E mentre il singolo di Healing Hands e Sacrifice monopolizzava la classifica inglese di quell’estate, senza pensarci avevo creato una specie di quotidiano indipendente. Una copia al giorno.

John Farnham – You’re the voice
Anche chi non ascolta Elio si ricorda di una festa delle medie. Anche chi è stato a venti feste delle medie, a distanza di anni se ne ricorda una sola. Perché ha ballato con la ragazza dei suoi sogni, perché ha fatto a botte con quello che gli stava qui, ma anche semplicemente “perché sì”. La mia festa delle medie era a casa di Monica. Io mettevo i dischi, o meglio, le cassette. C’erano degli svedesi, li avevamo conosciuti al torneo di basket delle scuole straniere, e le nostre compagne tanto per cambiare li avevano subito eletti a meraviglie del creato. C’era Jonas, una specie di Joey Tempest di tredici anni. C’era Andreas, un tipo magro con i capelli rossi. E c’era Toutounda, nero e alto un metro e ottanta, svedese come me. Dopotutto eravamo in Congo, e certe cose capitavano. Le ragazze volevano che mettessi solo lenti. Gli svedesi invece volevano John Farnham, per potersi mettere ad urlare “You’re the voice, try and understand it / Make a noise and make it clear / UO-OO-OOOO UO-OO-OOOO”. Io ero geloso, e davo retta a loro.

U2 – Who’s gonna ride your wild horses
Le amicizie, quelle grandi, nascono sempre da piccole cose. Luigi e Veronica dormono sul sedile posteriore. Io no, sono davanti che parlo con Francesco, perché Francesco sta guidando, e sono le due di notte. Da Torino a Como la strada è lunga, e se stai scroccando il passaggio non è bello trasformare gli amici in tassisti, anche se li conosci da poco. L’autostrada è piena di gente, tutti che come noi tornano dal concerto. Così usciamo, e ci perdiamo nella campagna novarese, fra Cameri (ma l’accento dove si mette?) e Galliate, Pernate e Romentino. Poi ci troviamo davanti un cartello che dice “Castano P.”, e passiamo due ore a fare ipotesi sul significato della “P”. Palla? Pippa? Puttano? Fa anche rima! E così, fino a casa.

Europe – Carrie
Una finestra, un cantiere navale, una strada senza uscita. Giugno, profumo di focaccia, salsedine e gasolio. La mia prima volta in Liguria. Io tormentavo tuo fratello con decine di domande, sempre le stesse, infinite varianti di una sola: “secondo te le piaccio”? Ormai le domande non gliele facevo nemmeno più, gli dicevo i numeri. “La 1?” “Sì…”. “La 2?” “Sì…”, “La 3?” “Basta Diego, hai rotto” “No, dai, la 3?” “Sì, sì, ho detto di sì!”. L’unica cosa che ricordo, di quei tre giorni, è quella finestra. Tu, accanto a me, a guardare il cantiere navale e a cronometrare quanto tempo ci metteva la saliva ad arrivare sul marciapiedi. Non credo ci si possa innamorare, a dodici anni. Però si finge benissimo.

Ronan Keating – Life is a rollercoaster
La vita è una montagna russa. E anche quelle stradine, su e giù, su e giù, in mezzo alle pecore e alle colline. Per radio passavano sempre le stesse due canzoni, Ronan Keating e Robbie Williams, e la Micra a noleggio si arrampicava con un po’ di fatica. Eravamo in tre, Andrea scriveva le sue poesie e ascoltava i Blind Guardian, mentre noi facevamo gli imbecilli. Quando passammo da Cahirciveen, terra natale di Daniel O’Connell, Pippo disse una cosa del tipo “non si può nascere qui e non desiderare di essere liberi”. Guardavo il mare. Aveva ragione.

Opus – Live is life
Lezione di storia. Mr. Allardyce dispensa notizie su Mary Stuart, regina degli scozzesi, dall’alto della sua barba e del suo metro e novantacinque. Ad un certo punto, dalla finestra di fronte arriva una specie di boato ritmato, di una potenza così spaventosa da sembrare ridicola, specie alle tre del pomeriggio nel bel mezzo di una scuola. Tun-za, tun-za, tun-za, tun-za, tun-za, tun-za, tun-za, tun-za, tun-za… LALLAAAAALALALAA! Oltughedernau! LALLAAAAAALALALAA! Venti facce, per ciò che mi è dato vedere, si girano istantaneamente da quella parte. In realtà sono molte di più. Il tutto dura venti secondi buoni. Qualcuno batte il piede, i più temerari canticchiano, Mr. Allardyce appare giusto un filo turbato, nella sua celtica imperturbabilità. Poi si sente una porta sbattere. Altri due, e la musica termina. Dalla finestra di fronte adesso arrivano urla un po’ meno ritmate. In tedesco. E’ incredibile quanto anche il discorso più dolce, in tedesco, riesca a sembrare cattivissimo. Figuriamoci un discorso cattivissimo. Risate, espressioni fra il divertito e il preoccupato, Stephan è davvero un deficiente. Si riparte con Mary Stuart.

Ryan Adams – La Cienega Just Smiles
Un giorno sei arrivata in redazione con un biglietto in mano. Mi hai chiesto se mi andava. Ti ho detto di sì. Era di martedì sera, e sul palco c’erano Bocephus King, Peter Case e John Hammond. John Hammond, dico. Una leggenda vivente, a dieci metri da me. Ma per me c’eri solo tu, con il tuo maglione a righe e il tuo cappotto grigio. E quando siamo usciti pioveva, una di quelle pioggerelline che non le vedi nemmeno, perché quando le vedi sei già fradicio. E c’era il lago, e la luce dei lampioni. E c’eri tu. Volevo darti un bacio, più di qualunque altra cosa. E’ stato un attimo. Una settimana dopo era tutto finito. Tutti e due sapevamo che non sarebbe nemmeno dovuto cominciare. Ora siamo amici, e tu sei ad un’eternità da qui. Chissà se ogni tanto te ne ricordi ancora.

I hold you close in the back of my mind
Feels so good, but damn it makes me hurt
And I’m too scared to know how I feel about you now
La Cienega just smiled, “see you around”

Ps- grazie a Franci, Themis e… Nick Hornby, per l’ispirazione.

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