as time goes by – 1

By Abi

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Venerdì scorso, in riunione, ho scoperto per caso che al posto dell’ex minigolf di Gallarate sta per aprire un McDonald’s. I miei amici di Gallarate, quando gliel’ho detto, mi hanno guardato come se vivessi su Marte: a Gallarate lo sanno anche i sassi. Curioso come invece io l’abbia scoperto in ufficio, a Rozzano, per ragioni esclusivamente lavorative, e non semplicemente passandoci davanti, cosa che fino a qualche anno fa facevo con una frequenza notevole. Curioso come, ora che l’ho scoperto, io mi senta triste. Perché in fondo non è che fossi un frequentatore assiduo di quel posto. Anzi. Non ricordo nemmeno come si chiamasse, il posto, ricordo giusto l’insegna di metallo bianco sbiadito, non più di un metro per cinquanta centimetri, che si notava appena passando in macchina su Viale Milano. E tanto per dirne un’altra, io lì a minigolf non ci ho mai giocato.

Ma quel minigolf fetente, con i suoi annessi campi da beach volley a noleggio, infestati da zanzare a nugoli e da puntutissimi cespugli che bucavano sistematicamente qualsiasi pallone uscisse dalla rete di protezione, fra la fine degli anni ‘90 e l’inizio dei 2000 ha ospitato chissà quante sfide notturne a pallavolo fra i frequentatori del vecchio negozio di fumetti di Mirko. E proprio in quel campo irregolare e sporco, dove il legamento era sempre in pericolo e il lombrico dimorava felice, è nato il gruppo di disperati che qualche anno dopo sarebbe confluito nella prima, sgangheratissima squadra di volley maschile della Horus Cassano, di cui per ben tre anni ho avuto l’onore di far parte.

Quel minigolf fetente, nella fattispecie il pub limitrofo, che cambiava nome e gestione ogni sei mesi e offriva di volta in volta balli latinoamericani, birre irlandesi, bistecche texane e insalate per impiegati ha ospitato la prima esibizione live dei NoDrumma (della quale riporto tamarrissimo flyer qui sopra…), la mia cover band di quando ero poco più che pischello, davanti alla canonica platea di amici esaltati che battevano le mani e cantavano felici anche davanti alla nostra esecuzione “non proprio perfetta”.

Quel minigolf fetente, con la sua insegna sbiadita e i suoi proprietari antipatici, in quelle cinque, dieci serate di inizio secolo si è preso un pezzettino di me. Razionalmente è assurdo, eppure è vero. Ora quel pezzettino finirà nel Big Mac di qualcuno, che se lo gusterà senza nemmeno farci caso.

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