Archivio per la categoria ‘apparente filosofia’

il questionario.

13 Giugno 2007, Mercoledì

proust2.jpg

Cominciamo col dire che Marcel Proust, per chi come me ha fatto le superiori in francese, è una sorta di incubo ancestrale né più né meno di quanto per il liceale italiano medio lo è Dante, Manzoni o Leopardi. La Ricerca del Tempo Perduto, questa opera che tutti magnificano come capolavoro della letteratura europea, è stata per me soltanto una colossale palla da smazzarmi negli ultimi due anni di scuola, con il risultato che ancora oggi il solo pensiero di avere a che fare con il tipo qui sopra mi provoca nausee istantanee. Il tutto sempre nell’ambito del “facciamo sì che la scuola faccia amare la letteratura ai ragazzi”. Vabbè.

Detto questo, quando qualche giorno fa ho trovato il “questionario di Proust” sul blog di Bill, ho pensato subito di farlo anche io e di piazzarlo qui, perché pur non essendo un grandissimo appassionato di questo genere di cose in fondo sarei disposto a tutto pur di far sparire il post su Justin Timberlake dalla cima della pagina… Subito dopo, però, ho cominciato a pormi qualche dubbio: perché il “questionario di Proust”? Voglio dire, alcune domande suonavano un tantino sospette: che c’entra Proust con lo sport? E con i registi cinematografici?

Basta poco per scatenare la mia detestabile pignoleria. Ed è così che mi sono messo a curiosare un po’ sul web, fino a giungere su marcelproust.it, sito italiano dedicato all’opera del grande scrittore e grande infestatore dei miei pomeriggi di inizio anni ‘90. Oltre alle inevitabili note biografiche e bibliografiche e a tutte le varie ed eventuali del caso, nella sezione “Marcel Proust par lui même” il sito riporta appunto il famoso questionario (che leggo essere stato proposto a Proust, in giovinezza, da una sua amica), in due versioni diverse, compilate rispettivamente a 14 e 20 anni circa. Da qui ho evinto che la versione di Bill ne è evidentemente una rilettura rivista ed aggiornata, con domande più attuali e magari anche più interessanti. Ma visto che io sono odioso e schifosamente pignolo, risponderò alla versione originale…

Il tratto principale del mio carattere
Bisognerebbe chiederlo a qualcun altro.

La qualità che desidero in un uomo
La sincerità.

La qualità che preferisco in una donna
La dolcezza e l’imprevedibilità.

Quel che apprezzo di più nei miei amici
Ancora una volta, la sincerità.

Il mio principale difetto
La pigrizia.

La mia occupazione preferita
Stare su un palco, con un microfono in mano, il pubblico davanti e il mio gruppo intorno.

Il mio sogno di felicità
Vivere suonando, ogni giorno una città diversa e un pubblico diverso.

Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia
Rimanere solo.

Quel che vorrei essere
Me stesso, dieci anni fa, con la testa di oggi.

Il paese dove vorrei vivere
Tutti, indiscriminatamente, a patto di non restarci più di un tot.

Il colore che preferisco
Citando Proust, “la bellezza non è nei colori ma nella loro armonia“. Dovendo scegliere, l’arancione.

Il fiore che amo
Diciamo la margherita, ma difficilmente distinguo un baobab da un’orchidea, il che rende il mio parere decisamente ininfluente.

L’uccello che preferisco
Il dodo? No, beh, dai, probabilmente il falco.

I miei autori preferiti in prosa
Hornby, Benni, Tolkien, da qualche tempo Ammaniti.

I miei poeti preferiti
Bob Dylan.

I miei eroi nella finzione
Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, Sam Gamgee, Neil Perry (dall’Attimo Fuggente), Forrest Gump.

Le mie eroine preferite nella finzione
Aeris Gainsborough, Amélie Poulain, Oscar François de Jarjayes, Beatrix Kiddo (la Sposa), un po’ anche Hermione Granger. Ma ne avrei tante altre (e altri), che tanto per cambiare ora non mi vengono in mente.

I miei compositori preferiti
Berlioz, Ravel… E Wagner. Ma non sono propriamente un esperto di musica classica.

I miei pittori preferiti
Per quel poco che ne capisco Caravaggio. E beh, dai, da qualche tempo anche Paul Klee.

I miei eroi nella vita reale.
Chi non si perde d’animo.

Le mie eroine nella storia.
Madre Teresa.

I miei nomi preferiti
Nadia, Sebastiano, Niccolò. Ma anche Diego.

Quel che detesto più di tutto
L’ipocrisia, il vanto dell’ignoranza.

I personaggi storici che disprezzo di più.
Troppi, e nel contempo nessuno. I dittatori sanguinari. Gli inquisitori. Tutti coloro che hanno soffocato la cultura e la libertà degli uomini in nome del proprio potere.

L’impresa militare che ammiro di più.
Senza voler essere un pacifista a tutti i costi, mi risulta veramente difficile provare una sincera ammirazione per qualsivoglia impresa militare. Rispetto l’ingegno tattico, posso apprezzare la sottigliezza strategica, ma alla fine si tratta sempre di persone che si ammazzano tra loro, cosa che sinceramente trovo ben poco ammirevole.

La riforma che apprezzo di più.
Vivo in Italia, le ultime riforme degne di questo nome risalgono probabilmente a prima della mia nascita.

Il dono di natura che vorrei avere
Una forma fisica decente.

Come vorrei morire
Felice.

Stato attuale del mio animo
Inquieto, e vagamente nostalgico.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza
I ritardi. Essendo un ritardatario cronico, se così non fosse dovrei schiaffeggiarmi sonoramente tutte le mattine.

Il mio motto
Non ne ho uno, renderebbe tutto troppo semplice.

…E visto che oltre che pignolo sono pure prolisso, aggiungo le domande “in più” che c’erano nella versione di Bill:

Qual è per te il colmo della miseria?
Non avere alternative.

Qual è il personaggio storico che più ammiri?
Probabilmente Gandhi.

Saresti mai capace di uccidere?
Non credo. Ma chissà.

Quali sport pratichi?
In questo momento assolutamente nulla, se non con un joypad in mano. Ho giocato per anni a basket e a pallavolo, e me la cavo piuttosto bene sugli sci. Ma ora come ora sono l’emblema della sedentarietà.

Quali sono i tuoi musicisti preferiti?
Bruce Springsteen e la E Street Band.

Che cosa ti colpisce per primo in una donna?
Fisicamente? Gli occhi. E altre due cose un po’ più in basso.

Quali sono i registi cinematografici che più apprezzi?
I fratelli Coen, Tarantino, Tornatore.

Qual è la cosa che ti riesce meglio fare?
Mah, probabilmente dormire.

A cosa dai meno importanza?
Alle prime impressioni.

Quali per te sono i brani musicali più belli di tutti i tempi?
La lista è infinita. I primi che mi passano per la testa: Jason Reed – Cowboy in the rain, R.E.M. – Nightswimming, Alphaville – Forever young, U2 – Where the streets have no name, Bruce Springsteen – Thunder Road, Pink Floyd – Comfortably Numb.

Credi alla sopravvivenza dell’anima?
Tutto sommato sì. Ma per il momento non intendo controllare di persona.

Credi in Dio?
Tutto sommato sì. Ma nutro una profonda diffidenza nei confronti dei suoi “rappresentanti ufficiali”.

Che cosa più di ogni altra ti rincresce fare?
Svegliarmi la mattina…

Bene, Giustino è sceso di una posizione. Missione compiuta.

blog.

21 Ottobre 2004, Giovedì

Ieri in stazione ho rivisto un vecchio amico. Non sapevo prendesse il mio treno, per giunta alla mia stazione, d’altronde né io né lui lo prendiamo tutti i giorni, lui perché lavora in due sedi diverse, io perché talvolta vado al lavoro in macchina, e fino a ieri non ci eravamo mai incrociati. E’ una delle quattro persone con cui, anni fa, ho condiviso una delle esperienze più belle della mia vita, e anche se non ci si vede spessissimo né ci si conosce alla perfezione, gli sono molto legato. Di lui, fra le altre cose, ammiro la sua intelligenza decisamente al di sopra della media, che talvolta mischia ad un candore quasi sorprendente nell’apprendere cose che magari per me sono assolutamente scontate. Ha sempre voglia di imparare, Angelo, e questa è una delle qualità che ammiro di più nelle persone.

Ieri stava sfogliando l’ultimo numero della rivista promozionale del Media World, quella che arriva per posta. Ed è scattato di nuovo il meccanismo. C’era un articolo che parlava di Blog. Ed è curioso talvolta notare l’opinione che un “profano” ha di un mezzo di comunicazione che io (come gran parte delle persone che vengono qui) considero quasi scontato… Lui mi ha tirato fuori una frase del tipo “io non mi sognerei mai di andare su internet a raccontare i fatti miei, o a farmi i fatti degli altri”. Io gli ho detto che anche io, da qualche tempo, tenevo un blog. Lui ne è rimasto piuttosto sorpreso, e ha attaccato a fare domande. Perché lo scrivi, cosa ci scrivi, perché vai a leggere quelli degli altri, a che cosa serve, ma non ti vergogni, io non riuscirei, e via dicendo. Senza nessuna pretesa di critica o manifestazione di disprezzo, solo, come fa sempre, per conoscere qualcosa di cui era all’oscuro.

Così, mentre rispondevo, la domanda me la sono posta anche io, di nuovo: perché scriviamo (e leggiamo) i blog? E da qui, di seguito: cos’è un blog, esattamente? Un diario? Ma i diari non erano un libricino privato su cui le ragazzine parlavano male delle loro amiche? Nei film è sempre così. Film a parte, a scuola mi insegnavano che il diario è qualcosa di straordinariamente “personale”. “Caro Diario”, si scriveva. Sono confidenze fra noi e un pezzo di carta, muto interlocutore che nel suo silenzio ripone la sua forza. Una specie di incentivo alla schizofrenia, insomma. Nella migliore delle ipotesi, un “giornale di bordo” da leggere ogni tanto giusto per ricordarsi cosa succedeva ieri, un mese fa, un anno fa (“Spazio, ultima frontiera…” ). Certo, alla fine penso che tutti quelli che tenevano un diario si augurassero segretamente che qualcuno, magari per caso, finisse per andarlo a leggere. Ma “ufficialmente” erano fatti personali, la cui lettura era preclusa a tutti, fuorché a chi scriveva.

Un blog invece è pubblico per definizione. E’ sul web, e chiunque lo può vedere. Anche i blog privati, alla fine hanno dei lettori diversi da chi scrive. Sono pochi, selezionati, ma ci sono. E allora che razza di diario è? Perché scriviamo i fatti nostri qui? Siamo tutti esibizionisti? Esistono anche blog diversi, ovviamente, blog in cui si parla d’altro, si scrivono recensioni e poesie, e comunque tutti sono fin troppo vari per ricadere semplicemente nella pratica del raccontare la nostra vita al mondo. Ma molti sono semplicemente questo. E allora “questo” cos’è? Un’evoluzione del concetto? Una forma di coinvolgimento del prossimo? Un diario allargato, in cui si comunicano le proprie emozioni al mondo? Una forma di velleità letteraria? Una perdita di tempo? Tutte queste cose insieme?

Umilmente, buon pomeriggio a tutti.

free (the) press. please.

14 Settembre 2004, Martedì

La pagina bianca è diventata arancio. E mentre continuo a fare esperimenti nel disperato tentativo di cambiare allineamenti e spostare il contatore sulla destra (ogni suggerimento è, ovviamente, ben accetto), tanto vale che cominci a dedicarmi alla scrittura.

Arancio perché l’arancione è il mio colore preferito. Devo dire che ci ho messo qualche anno a capirlo, per anni ho pensato fosse il giallo, ma poi era un po’ troppo “freddo”. Il rosso, invece, è un po’ troppo aggressivo. Non che io non lo sia, quando ce n’è bisogno, ma forse non abbastanza da dire che “il mio colore preferito è il rosso”. Così sono finito sull’arancione, e ho scoperto che quello sì, mi piace parecchio. Parentesi: si dice che non stia bene dire in giro che l’arancione è il proprio colore preferito, perché è un colore “impuro”, un misto fra altri due, il che denota una personalità ambigua, insicura e parzialmente disturbata. Nel dubbio, ad un colloquio di lavoro, rispondete sempre che il vostro colore preferito è il blu. Chiusa parentesi. Ah, già, dimenticavo, chissenefrega.

Oggi, nel mio sotterraneo peregrinare da Cadorna a Famagosta (sì, insomma, sulla metropolitana) meditavo a proposito degli allegri giornaletti gratuiti che quei gustosi extracomunitari in giubbotti fosforescenti distribuiscono presso le stazioni. Facciamo pubblicità occulta? E facciamola: Metro, City, Leggo… Ce ne sono altri? Tanto per cominciare, chi ha inventato quei cosi è un genio. Fa soldi a palate vendendo spazi pubblicitari (chi non sarebbe disposto a dissanguarsi pur di avere uno spazio su un periodico che quotidianamente finisce nelle mani di centinaia di migliaia di pendolari grazie al melodioso suono della parola “gratis”?), e si dà anche una sana parvenza da benefattore, perché, fin dai tempi dello storico Big Issue in UK si narra di come questi filantropi contribuiscano al benessere di homeless e poveri cristi assortiti pagandoli per distribuire i loro giornali. Non so se sia ancora vero, né so quanto effettivamente questi derelitti vengano retribuiti per affrontare mandrie di revisori e segretarie incazzosi e rincoglioniti alle otto del mattino, ma tant’è.

Ma è il contenuto la parte più interessante di questi giornali. Una trentina di pagine di articoli non più lunghi di tre/quattro paragrafi, che saltano con la massima disinvoltura dalla politica estera, all’economia, alla tv, allo sport. Le due ragazze rapite in Iraq hanno lo stesso spazio di Gina Lollobrigida che cita la Swarowski per aver copiato una sua scultura (sticazzi!) e qualche centimetro in meno del papà inglese che si è vestito da Batman e si è arrampicato su Buckingham Palace per protestare contro la legge sul divorzio. La nuova Hyundai Tucson invece ha una pagina intera. Mi viene qualche sospetto… In sostanza questi giornali sono il perfetto complemento del pendolare mattutino. Trenta pagine di tutto e niente, dove le quotazioni del Nasdaq passano placidamente la mano al gatto sopravvissuto alla lavatrice, e dove la mente annebbiata del dirigente può sguazzare prima di cominciare a pensare alle cose serie, senza che le cose serie ne vengano intaccate. Inutile ammorbare lo spirito parlando della sciagura ferroviaria in piemonte, una mezza paginetta può bastare, abbastanza per parlarne alla macchina del caffè, ma non per distogliere la mente dalla riunione delle undici. Geniale.

Sia chiaro, questa non vuole essere una critica, né una qualche forma di considerazione sulla società. Quella, se volete, fatela voi. Stamattina ammetto di aver parlato con un mio collega di quanto sia triste il fatto che i quotidiani tradizionali siano stati sostituiti, spesso del tutto, da questi “cosi”. Ma, d’altronde, occupano anche meno spazio. Voglio vedervi ad aprire il Corriere nel bel mezzo di un vagone della metro, alle otto e venti.

Umilmente, buona giornata a tutti.