Archivio per la categoria ‘un flagello chiamato marketing’

bambini professionisti.

26 Maggio 2008, Lunedì

Si registrano spot radio, qui all’Ente di Tutela dell’Automobilista Affamato. Approvato il testo, mi scrive l’agenzia per chiedere il mio parere su un punto:

Buongiorno Diego,

come ti accennavo, abbiamo provato ad incidere dei take con bambini ma non siamo soddisfatti del risultato, quindi vorremmo convocare altri 2 bambini professionisti con un’aggiunta di costo nel preventivo. Se mi dai l’ok procediamo. stiamo intanto facendo fare il casting.

Bambini professionisti?

Ok, faccio questo mestiere da qualche anno, ormai dovrei essere impermeabile a questo tipo di definizioni, ma, ecco, insomma, fa ancora un certo effetto. I “bambini professionisti”… Wow. Ogni giorno che passa, sento sempre più di aver buttato via la mia vita…

ps- E poi mi chiedo: ma un “bambino professionista”, da grande, cosa fa?

dieci morsi dieci.

26 Febbraio 2008, Martedì

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E’ sempre bello spezzare un faticoso pomeriggio lavorativo facendo un giretto alla macchina dei gelati. Sì, lo so, fanno ingrassare, ma io sono goloso, la caloria mi è affine e poi la strada per andare e tornare dal seminterrato è sufficiente a smaltire almeno uno dei dieci morsi. Ci vuole un po’ di più per smaltire il terrificante umorismo del biscotto. Voglio dire, posso capire il target 6-12 al quale non è opportuno mostrare vignette politiche o barzellette spinte, ma se queste cacchio di scenette facevano precipitare il testicolo anche a me, fin dai tempi (non proprio vicinissimi) in cui ero parte del suddetto target, da un dodicenne di oggi che campa a Zelig e Bastardidentro come minimo mi aspetto che sbatta il gelato per terra e ci salti sopra… Mah.

conosci le tue vittime.

26 Giugno 2007, Martedì

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Anche oggi l’estate fa capolino nel paradiso impiegatizio che i più chiamano Milanofiori. Timidamente, s’intende, e rigorosamente sottovetro. Fuori dalla finestra, oltre la cartina che Mimmo ha appeso per ripararsi dal sole che ogni pomeriggio trasforma quest’angolo di palazzo in una succursale di Trinidad e Tobago, la tangenziale perpetua la sua imperturbabile ripetitività, deturpando uno sfondo che farebbe invidia a qualsiasi pubblicità del Mulino Bianco.

E’ una beffarda metafora che ogni mattina mi saluta fuori da questa finestra. Campagna a perdita d’occhio, campi di grano e balle di fieno, cielo azzurro, un vero paradiso. Ma prima, subito prima, a ricordarti senza posa che il campo di grano e il cielo te li devi sudare, che prima il dovere e poi il piacere, che sei solo un ingranaggio nell’eterna macchina produttiva dell’umanità, ci sono loro, le sei corsie d’asfalto sulle quali quotidianamente sfreccia, imperterrito, il tuo target di riferimento. Già, perché noi, qui alla cattedrale di Santa Rustichella, lavoriamo per loro. Ogni nostro sforzo, ogni minuto del nostro tempo, ogni idea brillante, ogni salva con nome, ogni sbuffo del condizionatore (che non funziona) è dedicato a loro: all’autotrasportatore assonnato, all’impiegato incazzato, al turista esasperato, a tutti coloro che ogni giorno, senza soluzione di continuità, provvedono a scavare il solco nel possente bitume di questa tangenziale e di tutte le autostrade del pianeta.

Mi sono chiesto molte volte se e quanto la localizzazione di questo palazzo sia frutto di una coerente scelta manageriale, o piuttosto di un’allettante occasione immobiliare. Voglio dire, pensandoci bene è un po’ l’uovo di Colombo: al direttore marketing basta voltare la testa in direzione della finestra per scorgere subitamente lo sguardo del camionista in preda ai crampi della fame, del pony express con la gola riarsa, del motociclista in preda al calo di zuccheri, e individuare all’istante quale prodotto possa soddisfare al meglio la loro brama (per poi , ovviamente, riversare le sue percezioni in un’email inviata al sottoscritto). E il direttore generale, poche decine di metri più in là ma sullo stesso lato del palazzo (facendo mente locale, mi rendo conto solo ora che gli uffici di quasi tutti gli alti dirigenti hanno almeno una finestra che dà sulla tangenziale, mi chiedo se siano anche dotati di binocolo brandizzato d’ordinanza), riesce immediatamente a carpire, dallo sguardo del pendolare afflitto, se e quanto il cappuccino consumato tre chilometri prima sia stato efficace nel placarne il male da lunedì mattina. Diabolico.

Siamo scaltri, qui nel santuario del Camogli.

il natale mercifica l’uomo con la barba.

19 Ottobre 2004, Martedì

Oddio.

Sono un mostro.

La cosa mi è balenata davanti agli occhi come il lampo di una ghigliottina stamattina, mentre preparavo una descrizione del messaggio che abbiamo intenzione di trasmettere con i bigliettini di Natale per mandarla all’agenzia che li realizzerà. I classici bigliettini di “buone feste, e già che ci siete venite a comprare i cesti da noi”. Ommioddio. Annego nei sensi di colpa.

Che razza di uomo sono?

Sto mercificando il Natale!

Babbo Natale non mi parlerà più.

Umilmente, buon pomeriggio a tutti.