Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

ovunque sei.

16 Giugno 2008, Lunedì

Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Sapevo che prima o poi mi sarei trovato davanti ad una scelta, una di quelle grosse, importanti, una di quelle per le quali le notti non sono mai abbastanza lunghe e i giorni mai abbastanza tranquilli. Sapevo che mi sarei ritrovato qui, mani nelle mani, a pensare a come, quando e perché. E sapevo che avrei pensato a te.

A te che se ti avessi fatto una domanda come questa me ne avresti restituite otto, perché sicuramente non sto tenendo conto delle venti, trenta cose a cui tu avresti pensato subito, e che io nemmeno sto considerando. A te che saresti andato a toccare elementi che io nemmeno immagino, che mi avresti tirato fuori cifre, progetti, strategie, modelli con i quali valutare e scegliere, che avresti cercato e, maledizione, saresti riuscito a rendere oggettivo, cristallino, lampante ciò che è per me è soggettivo, emotivo e tremendamente confuso, come facevi tutte le volte. Avresti trovato una mezzora per rispondermi al telefono, chiedermi come stavo, chiacchierare di qualche stupidata per poi prendere il problema alla gola, farlo a fettine, smontarlo e rimontarlo come solo tu eri capace di fare, finché la risposta non sarebbe diventata talmente brillante da doversi coprire gli occhi.

Però tu non ci sei. E su quel pezzo di marmo grigio non ci hai messo nemmeno una foto, da poter guardare in faccia quando ti parlo. Non cambierebbe di molto la sostanza, certo, ma il tuo sorriso, forse, aiuterebbe un po’. Perché tutti, in questi giorni, si danno da fare per darmi consigli, per dirmi cosa fare, portano esempi, esperienze, e mi danno una gran mano, davvero. Ma in venti, trenta, e quanti sono, non riescono a darmi nemmeno un briciolo di quello che mi davi tu, ogni volta che aprivi bocca.

E ora lo so che ti stai incazzando, che ovunque sei avresti voglia di venire qui e urlarmi addosso di finirla, di prendere una volta tanto le cose sul serio, invece di perdere ancora tempo a scrivere stronzate. E lo farò, fidati, troverò il coraggio di prendere una decisione, cercando ancora una volta di essere almeno un pezzettino come te. Per dimostrarti che sono cresciuto. Per dimostrarti che ora puoi fidarti di me. Ovunque sei.

tsunami.

4 Giugno 2008, Mercoledì

Io
Voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato
Che è spericolata.

Perché non posso fare l’impiegato al catasto? Alzarmi tutte le mattine, mettermi sempre la stessa camicia azzurra, sedermi alla scrivania e controllare milioni di pratiche tutte uguali, dalle otto alle cinque, per poi tornare a casa, mangiare un piatto di pastina e addormentarmi guardando Carlo Conti? Lo so, è un po’ la mia rappresentazione dell’inferno, ma, beh, in questi giorni sarebbe una simpatica divagazione.

Perché la mia vita non può essere un lungo fiume tranquillo, con le sue onde e i suoi gorghi, magari anche le sue rapide e le sue cascate, ma che si susseguono regolari, con il giusto preavviso, con la mappa in mano e il canotto gonfio? Perché anche una bella gita, un po’ di rafting, ci sta, è divertente, è meglio del catasto, ma si paga il biglietto, si prenota e si fa, punto. Non è che ti capita da un giorno all’altro, mentre stai facendo la coda in tangenziale.

Tutto questo perché ritengo profondamente ingiusto, persino irritante, il fatto che non più di un mese fa considerassi come un’alternativa concreta il fatto di buttarmi sotto un treno, mentre oggi galleggio estatico su una bolla di entusiasmo, spinto da venti che mi sparano in tutte le direzioni senza senso, senza spiegazione e senza sosta. E’ ingiusto e persino irritante, sopra ogni cosa, il fatto che io non riesca a rendermi conto di quanto sottili siano le pareti di questa bolla, e anzi, ci salti e mi ci rotoli sopra, incurante del fatto che da un momento all’altro potrebbe scoppiare, e lasciarmi di nuovo per terra vicino a qualche passaggio a livello.

Ma per il momento, vi prego, lasciatemi qui, che c’è un bel sole e si sta bene. Il molo l’ho già rinforzato, e il guardiano del faro di queste onde ne ha già viste molte, e sa cosa fare.

rotto.

2 Aprile 2008, Mercoledì

brokenglass.jpg

Succede un giorno, che nemmeno te ne accorgi. Fino ad allora nemmeno lo sapevi, che stavi guardando tutto attraverso un vetro. Un filtro, una di quelle lenti fotografiche dell’era paleozoica pre-Photoshop, di quelle che rendevano tutto più caldo, più brillante, più bello. Ora il filtro si è rotto. E io sto camminando sui frammenti.

a volte, la genetica…

24 Settembre 2007, Lunedì

Estate 2007.

Mirko – Uè, Diè, mi hanno passato una serie bellissima, passa su Italia1 questo autunno, si chiama Heroes. Devi troppo guardarla.
Diego – Ah sì? E di cosa parla?
Mirko – C’è questo gruppo di personaggi qui che scoprono tutti di avere dei superpoteri… Ma una cosa bellissima, davvero, devi troppo vederla.
Diego – Bella?
Mirko – Bella? Una figata. Devi troppo vederla. E poi c’è uno che è uguale a te, guarda, una cosa pazzesca, uguale, l’ho visto e ho detto “ma cosa ci fa Diego in Heroes?”. Devi troppo vederlo, guarda, è uguale a te, vero Marta?
Marta – Ma dici quello lì, il poliziotto…?
Mirko – Sì, Matt Parkman, il poliziotto. Vero che è uguale?
Marta – Aaaaah sì! E’ vero! Guarda Diè, è impressionante, è uguale a te, ma proprio uguale uguale, faceva impressione.
Diego – Maddai. E che poteri ha ’sto tizio?
Mirko – Legge nel pensiero.
Diego – Ah. Interessante.
Mirko – Davvero, Diè. Devi troppo vederlo. E’ uguale a te, ma uguale, ti giuro, uguale.

Azz.
Ok, ho aggiunto la barba a Parkman, però… Quasi quasi mi riciclo come sosia.